REGIONE LOMBARDIA - CACCIA, INDEGNE LE CRITICHE AL PRESIDENTE DI COMMISSIONE INVERNIZZI

21 maggio 2020

QUALCUNO DOVREBBE INIZIARE A STUDIARE E SMETTERE DI DIVIDERE CACCIATORI E AGRICOLTORI


MILANO, 21 MAGGIO 2020 – Il consigliere regionale e membro della Commissione Agricoltura Giovanni Malanchini interviene nell’ambito delle polemiche sulla caccia relative alla seduta consiliare sulla legge di revisione ordinamentale. “Il vero problema? Siamo di fronte ad una platea di consiglieri tecnicamente impreparati e scollegati dal territorio, che spazia da pseudo-paladini dei cacciatori ad ambientalisti da monopattino. Nessuno di loro – dichiara - ha capito che i provvedimenti sottoposti all'attenzione del Consiglio regionale riguardano il tema agricolo, più che la materia venatoria: si tratta di difendere le coltivazioni dall'invasione di cinghiali ed altri ungulati. É finita nella solita bagarre sulla caccia: da un lato chi vuole metterli fuori gioco, dall'altro chi vuole dividerli per spremerli elettoralmente”. “Lo scontro ha riguardato direttamente i contenuti di altri emendamenti relativi alla sicurezza, su tutti la possibilità di utilizzare il visore notturno alla caccia al cinghiale, tra l'altro già consentita in Europa ed in Friuli Venezia Giulia, che è scampato per un soffio alle forche caudine dell'aula consiliare. Questa polemica, frutto dell'ignoranza in materia, si è accanita sempre su degli emendamenti legati al tema della sicurezza, cioè quelli sull'utilizzo del giubbini ad alta visibilità alle guardie volontarie ed ai cacciatori sia di selezione sia a squadre. Certo ora che la situazione ha preso una piega contorta, tutti salgono in cattedra, a partire dalla consigliera Mazzali, che in Commissione agricoltura ha votato a favore tutti questi emendamenti”. “Per quanto riguarda l'uso del giubbino fluorescente soltanto da parte di coloro che cacciano fauna stanziale e non la migratoria, qualcuno ha creato un cortocircuito: bastava approvare il mio emendamento che proponeva di eliminare la quota di ammissione agli Ambiti terriroriali e Comprensori alpini di caccia per praticare la sola caccia alla migratoria - sostenuto dalla stragrande maggioranza delle associazioni venatorie e dai presidenti degli Atc e Ca - e non saremmo qui oggi a discutere su alcuna discriminazione tra cacciatori alla migratoria ed alla stanziale.  L'emendamento del presidente Invernizzi, al quale va tutto il mio sostegno, avrebbe contribuito alla sicurezza di tutti i cacciatori vaganti, nessuno escluso. Ma ormai sappiamo come è andata, ed ecco il risultato: tutti scontenti. Altrettanto degne di interesse sono le osservazioni della consigliera relative all'utilizzo del giubbino ad alta visibilità per le guardie venatorie volontarie. Rispetto all'emedamento approvato in vommissione, che imponeva in qualsiasi circostanza l'uso del giubbino fluorescente alle guardie venatorie, anche questo non pienamente condiviso da diverse associazioni venatorie, l'emendamento di Invernizzi ne ha così escluso l'uso durante le operazioni antibracconaggio in genere, sostenendo chi, come pare voglia supportare la consigliera Mazzali, dedica tempo a presidio del territorio. La sospensione del decreto va a garanzia di tutti: chi non osserva le regole, guardie volontarie comprese, va sanzionato. Chiudo con una riflessione di carattere operativo che viene direttamente dal mondo venatorio: come si fa ad indossare, in autunno, magari con la pioggia, un giubbino fluorescente sopra ad un impermeabile? Troveremo il modo  per consentire a cacciatori e guardie volontarie di lavorare in condizioni ottimali”. “Purtroppo – conclude Malanchini -  la memoria di molti è corta e non troppo tempo fa, in occasione della Commissione in cui si discuteva il pdl revisione ordinamentale, le associazioni venatorie, sostenendo di non essere state minimamente coinvolte, si dichiararono pubblicamente contrarie ad emendamenti proposti dalla Presidente del comitato paritetico, Mazzali. La polemica sui giubbini ad alta visibilità sembra il modello creato ad arte su come spaccare ulteriormente il mondo venatorio, dato in pasto ancora una volta alle solite polemiche tra pro-caccia ed anti-caccia, da chi si dedica il proprio piccolissimo orticello elettorale. Io continuo a pensare che l'attività venatoria sia un indispensabile fattore di equilibrio ecologico, di tutela ambientale, di difesa del comparto agricolo. E continuerò a lavorare per portare avanti provvedimenti legislativi studiati al dettaglio e ponderati, condivisi a livello territoriale, cercando la massima collaborazione tra le associazioni venatorie, il mondo agricolo, gli enti territoriali”.

 

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